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«Gezeichnet 2016»: le migliori vignette della stampa svizzera

16.12.2016 - 29.01.2017

Spazio alle risate: «Gezeichnet 2016» è un percorso retrospettivo sugli avvenimenti e i temi che hanno caratterizzato l'anno appena trascorso. Oltre 50 caricaturisti e vignettisti svizzeri espongono i loro disegni più umoristici e importanti. Nel «Who is who» della satira disegnata non mancano nomi di spicco come Felix Schaad (Tages-Anzeiger), Max Spring (Berner Zeitung), Peter Schrank (Basler Zeitung), Chappatte (Le Temps / NZZ am Sonntag), Orlando (Der Bund), Ben Marchesini (Le Matin) e Michael Streun (Nebelspalter).

  Programma (PDF)

 

 

Danse macabre. La danza della morte nell'arte contemporanea

15.10.2016 - 25.11.2016

La fugacità della vita affascina l'uomo da sempre. Gli artisti seguono approcci molto diversi nell'interpretare questo gioco che ispira timore, attrae e suscita speranza. La mostra del Museo della comunicazione illustra il ricco universo delle opere contemporanee che tematizzano la danza macabra, dedicando un'attenzione particolare ai nuovi media.

Partecipanti:
Peter Aerschmann, Judith Albert, Lars Arrhenius & Johannes Müntzing, Jürgen Brodwolf, Com&Com, Ingeborg Doetsch, Food Cultura, Jeanette Ehlers, Julienne Jattiot, Frantiček Klossner, Pia Maria Martin, Rupprecht Matthies, Giovanni Manfredini, Franziska Megert, Andrea Nyffeler, Meret Oppenheim, Lothar Seruset.

Davanti al Museo della comunicazione:  
Offspace Container fahrnisbau con il video «Vivace I» di Pia Maria Martin, 03'03'', 2006

In collaborazione con videokunst.ch

Danza macabra – Berna vive!
A Berna il tardo autunno 2016 sarà dedicato al tema della danza macabra. Diverse istituzioni culturali presentano in libera collaborazione la pluralità degli approcci artistici alla fugacità della vita e alla presenza della morte nella vita quotidiana

Programma (PDF)

 

 

Dialogo con il tempo. Come sarò da vecchio?

13.11.2015 - 10.07.2016

Secondo le statistiche, nel 2035 più di un quarto della popolazione svizzera avrà superato la soglia dei 65 anni. Il sensibile incremento della popolazione anziana cambia il volto della nostra società e focalizza l’attenzione sul tema della vecchiaia.

Tuttavia, «la vecchiaia» non esiste. L’invecchiamento è un processo dalle mille sfaccettature che varia da individuo a individuo e che ognuno vive a modo proprio. Invecchiare non vuol dire solo più acciacchi, meno motricità e perdita progressiva della memoria. Significa anche disporre di maggiore libertà e tempo per sé e conquistare nuovi margini di manovra. Se si limita a considerare le manifestazioni collaterali dell’invecchiamento, l’opinione pubblica rischia di farsi un’idea unilaterale e incompleta del fenomeno. L’esposizione «Dialogo con il tempo», ospitata al Museo della comunicazione, permette di scoprire e sperimentare la vecchiaia in tutti i suoi molteplici aspetti.

L’esposizione tratta un tema complesso come questo con la necessaria esaustività, trasformando la visita in un’esperienza personale. La mostra è concepita in maniera assolutamente innovativa per la Svizzera. Infatti, le guide che accompagnano i visitatori attraverso le sale dell’esposizione sono dei veri e propri esperti in materia: ribattezzate guide senior, hanno un’età compresa tra i 70 e gli 84 anni e dunque parlano della terza età con cognizione di causa e per esperienza diretta. Dialogano con i visitatori e permettono loro di sperimentare personalmente la vecchiaia. Raccontando avvincenti aneddoti della loro vita conferiscono valore aggiunto all’esposizione. Le loro avventure spaziano da un viaggio in compagnia di un rinoceronte di Sumatra a una partita a ping-pong con John Lennon; insomma, le sorprese non mancano. Un’esperienza da non perdere!

 

 

«Gezeichnet 2015»: le migliori vignette della stampa svizzera

18.12.2015 - 24.01.2016

Spazio alle risate: «Gezeichnet 2015» è un percorso retrospettivo sugli avvenimenti e i temi che hanno caratterizzato l'anno appena trascorso. Oltre 50 caricaturisti e vignettisti svizzeri espongono i loro disegni più umoristici e importanti. Nel «Who is who» della satira disegnata non mancano nomi di spicco come Felix Schaad (Tages-Anzeiger), Max Spring (Berner Zeitung), Peter Schrank (Basler Zeitung), Chappatte (Le Temps / NZZ am Sonntag), Orlando (Der Bund), Mix & Remix (L’Hebdo) e Michael Streun (Nebelspalter).

 Programma (PDF)

 

 

Oh Yeah! Musica pop in Svizzera

14.11 2014 to 30.08.2015 

Un avventuroso viaggio alla scoperta della musica pop in Svizzera dagli anni 1950 ai giorni nostri.

Oggi spirito e stile di vita per molti, a metà degli anni 1950 una sensazione: la musica pop ci accompagna da oltre mezzo secolo. Nel 1954 Elvis Presley canta That’s Allright Mama, scintilla che innesca la pop revolution. Ben presto le prime scosse di questo terremoto musicale si fanno sentire anche in Svizzera, sebbene i  veri rockettari, i duri, siano pochi. Poi, però, arrivano gli anni 1960 e tutto cambia. La chitarra elettrica stravolge il modo di fare musica. La febbre per i Beatles e i Rolling Stones contagia anche la Svizzera, dove nel 1968 Les Sauterelles conquistano la hit parade. È la fine del bianco e nero. Si schiudono nuovi orizzonti. Il beat si mescola al soul e al jazz. Negli anni 1970 il dialetto svizzero-tedesco spopola grazie a personaggi del calibro dei Minstrels, dei Rumpelstilz, di Toni Vescoli e di Polo Hofer. Arrivano i Krokus che con il loro rock hard & heavy riescono a scalare anche le classifiche americane. Il 1983 segna l’inizio di una nuova era: nascono le radio private locali, ma anche DRS3, Couleur3 e Rete3, e finalmente anche le band che animano la scena pop e rock svizzera trovano spazio nell’etere. Le nuove generazioni pop possono crescere e affermarsi. Alcuni musicisti riescono addirittura a farsi un nome all’estero.

E cosa è successo negli anni 1990 fino a oggi? FM François Mürner, animatore radiofonico della prima ora, sa anche questo. Fatevi accompagnare attraverso questa mostra e scoprite i personaggi e gli eventi che hanno segnato la storia del beat e del pop in Svizzera – Oh Yeah!

 

 

Sotto il fuoco della propaganda. La Svizzera e la Prima guerra mondiale

Una mostra congiunta della Biblioteca nazionale svizzera e del Museo della comunicazione
21.8 - 9.11.2014

Nel 1914, la Prima guerra mondiale travolse l'Europa toccando anche la Svizzera. Una trincea immaginaria divise in due il paese: mentre gran parte degli svizzero-tedeschi simpatizzava con la Germania e l’Austria-Ungheria, la Svizzera occidentale si schierò dalla parte della Francia e dei suoi alleati. Le potenze in guerra intuirono questa lacerazione interna e la sfruttarono contendendosi il favore dell’opinione pubblica a colpi di propaganda. 

La profonda divisione tra i due schieramenti rappresentò una grande sfida per la politica interna svizzera. Nel dopoguerra il paese era politicamente unito ma profondamente diviso dal punto di vista sociale e culturale.

La mostra Sotto il fuoco della propaganda ha presentato documenti risalenti alla Prima guerra mondiale, che testimoniano la guerra propagandistica e la profonda lacerazione della Svizzera a quell'epoca.

 

 

Riti. Insieme per la vita

8.11.2013 – 20.7.2014

La nostra vita è scandita da riti e rituali in moltissime circostanze: a tavola o al lavoro, allo stadio o in chiesa, ai ricevimenti ufficiali o in comitiva, alla festa di lotta svizzera o un concerto rock. I riti ci suggeriscono come comportarci correttamente. Sono un punto di riferimento, creano identità e fiducia, infondono un senso di appartenenza e danno sicurezza, ma possono anche emarginare e manipolare. Sono codici di comportamento che regolano la vita delle comunità. Il Museo della comunicazione li ha studiati attentamente e dedicato loro la mostra «Riti. Insieme per la vita».

Spesso i riti sono considerati azioni inconsce dal significato simbolico, compiute in modo abitudinario. La mostra era ambientata nel mondo (immaginario) dei rituali e conduceva i visitatori lungo un percorso che dalle vette del potere scendeva nella pianura della sicurezza, attraversava le praterie della quotidianità ed entrava infine nella valle delle tradizioni. La piattaforma rialzata, punto d’arrivo della mostra, offriva ai visitatori una visione d’insieme del percorso compiuto. Qui il visitatore poteva divertirsi a verificare le nozioni acquisite con un decodificatore di rituali o a farsi proporre un rituale su misura da un creatore di rituali.

 

 

21 – Ricordi del diventare adulti

30.08.- 27.10.2013

La videoinstallazione del bernese Mats Staub ruotava attorno a tre domande: in quale anno ha compiuto 21 anni? Che ricordi ha di quel periodo? E com’è diventato adulto? Staub ha posto queste domande a persone di tutte le età e ha registrato le loro risposte. L’artista ha poi condensato le lunghe chiacchierate in brevi profili che, a distanza di qualche tempo, ha fatto riascoltare ai suoi interlocutori filmandoli. I visitatori della mostra ascoltavano il racconto degli intervistati guardando il video di cui questi ultimi erano protagonisti nella doppia veste di narratori e ascoltatori: un viaggio nell'intimità dei ricordi.

Quello di Mats Staub è un progetto in divenire, che cresce di mostra in mostra. Dei 50 ritratti presentati in prima svizzera al Museo della comunicazione (12 in tedesco e 8 in francese), 20 erano stati realizzati appositamente per la mostra.

 

 

Sono bello?

Una mostra congiunta del Museo della comunicazione e del Museo di storia naturale della Città di Berna
9.11.2012 – 7.7.2013

Uno sguardo critico allo specchio, un’aggiustatina ai capelli, un tocco di cipria sul naso: il nostro desiderio di piacere ha radici molto profonde. Passiamo tutta la vita a chiederci se siamo belli – a volte con discrezione, altre in modo molto diretto. La bellezza è fine a una riproduzione ottimale? La bellezza esclude la bontà? Fin dove può spingerci la dittatura della bellezza? Questi sono alcuni degli interrogativi cui la mostra ha cercato di rispondere, incoraggiando il visitatore a trovare risposte personali.

La collaborazione tra il Museo della comunicazione e il Museo di storia naturale della Città di Berna ha permesso di estendere l’interrogativo al regno animale, visto che la bellezza è un fattore importante per la convivenza sia tra esseri umani che tra animali. La mostra, oltre a fornire conoscenze sulle basi della biologia, ha analizzato i canoni della bellezza nel tempo e nelle culture, dedicando ampio spazio anche al potere e alla creazione della bellezza.

Alla bellezza acustica è stato dedicato un modulo particolare che ha ad esempio permesso ai visitatori di modificare la propria voce e di produrre suoni completamente diversi grazie a un modulatore vocale.

La mostra è stata presentata anche ai Musei della comunicazione di Berlino e Francoforte. Il Museo nazionale svizzero la proporrà al Forum della storia svizzera di Svitto.

 

 

Thorberg. Dietro le sbarre.

30.08. - 28.10.2012

Con questa mostra il documentarista Dieter Fahrer ha presentato i ritratti di 18 detenuti tra i 28 e i 45 anni del penitenziario di Thorberg nel Canton Berna, un mondo chiuso cui Fahrer si è avvicinato progressivamente sull’arco di diversi anni. In una serie di brevi filmati, ogni detenuto raccontava la sua vita: la realtà carceraria, il proprio vissuto, i sensi di colpa, le speranze e le paure. Ognuno raccontava il mito Thorberg dal proprio punto di vista.

I filmati venivano proiettati in sei celle ricostruite nelle dimensioni reali di 8,5m2 e arredate con elementi originali, provenienti dal penitenziario di Thorberg: qui una branda, là un lavandino e un armadio, nella terza cella un tavolo con una sedia. In tutte le celle era stato allacciato un televisore con una doppia funzione di mezzo di comunicazione: se nella mostra fungeva da finestra sul carcere, nella realtà carceraria era la finestra sul mondo.

La mostra è stata in seguito presentata al Museo della comunicazione di Francoforte.

 

 

Attenzione: comunicazione a rischio.

4.11.2011 - 15.7.2012

Bucalettere invase dalla pubblicità, posta elettronica inondata quotidianamente, social network in costante fermento: logico che ci si senta inadeguati, sotto pressione, stressati, nervosi. Quant’è grande la paura di essersi persi qualcosa? Quanto ci pesa la raggiungibilità a ogni costo? Quando la pioggia di informazioni si trasforma in alluvione? Con questa mostra, il Museo della comunicazione ha voluto spiegare come si può gestire senza stress il fiume di informazioni. La mostra si presentava come un centro benessere suddiviso in 13 postazioni interattive in cui venivano forniti consigli e suggerite strategie per far fronte con calma e razionalità all’inondazione di informazioni. Ha riscosso particolare successo il modulo introduttivo, una sorta di controllo personale (check-up) con il quale i visitatori potevano analizzare il loro comportamento comunicativo. Il programma si fondava su un elenco di 20 domande supportato scientificamente e sviluppato ad hoc in collaborazione con l’Istituto di sociologia dell’Università di Berna. Il risultato di questo controllo era una sorta di indice personale che attestava il comportamento comunicativo e l’uso fatto dei media – gioie e dolori dell’uomo moderno.

 

 

Dove sei? CELLULARE PER LA MOBILITÀ

15.10.2010 – 3.7.2011

Questa mostra spiegava come la comunicazione mobile ha modificato le nostre abitudini. Una serie di apparecchi presi in prestito dalla collezione del museo documentava la rapida evoluzione intercorsa dal primo telefono per auto allo smartphone. Un aspetto particolare di questa mostra è stata la possibilità offerta ai visitatori di utilizzare il proprio cellulare come audioguida, una novità mondiale molto apprezzata. La maggior parte dei visitatori ha partecipato al sondaggio sul galateo del telefonino. Dalla valutazione dei dati è emerso in particolare che l’età dell’interpellato non è determinante per il tipo di risposta data.

 

 

I nonni, storie per ricordare

3.9. – 10.10.2010

La mostra audiofotografica dell’artista bernese Mats Staub presentava i ricordi di cinquanta nipoti. Era una finestra sui cambiamenti del 20° secolo, aperta però dalla generazione dei discendenti. I nipoti non parlavano del loro tempo, ma di un’epoca che avevano conosciuto per sentito dire. Costruivano il loro racconto grazie ai ricordi dei racconti che avevano ascoltato. Cuore della mostra erano i cinquanta racconti in cui i nipoti di origini svizzere, tedesche e austriache parlavano dei loro nonni. Mats Staub li ha condensati in audiofoto della durata di una decina di minuti e li ha caricati su iPod, dove il pubblico poteva visualizzarli a libera scelta. La vita di nonni e nipoti copriva più di un secolo, ossia diverse epoche. Il nonno più anziano era nato attorno al 1880, la nipote più giovane nel 1985. Poiché i nonni erano di origine straniera, le singole biografie hanno permesso di tracciare anche un quadro della Svizzera quale terra di immigrazione.

 

 

Il pettegolezzo

16.10.2009 – 4.7.2010

Quando la gente parla, prima o poi lui salta fuori: il pettegolezzo. Poco importa che si tratti di una festa di famiglia, di un incontro casuale sul pianerottolo, al bar, in ufficio, in borsa o in Parlamento.

Il pettegolezzo non è bugia e nemmeno verità. Si inserisce da qualche parte tra informazione e notizia priva di fondamento. Lascia ampio spazio all’interpretazione. I pettegolezzi hanno una reputazione ambigua eppure tutti contribuiscono alla loro diffusione, a volte inconsapevolmente, a volte in modo molto mirato. In questa mostra temporanea il Museo della comunicazione ha voluto rendere sperimentabili tutte le sfaccettature del pettegolezzo. Ha cercato di divulgare una teoria interessante su questo tema, confrontando tra l’altro il visitatore con dieci semplici domande e altrettante risposte. In diverse postazioni interattive il pubblico ha potuto sottoporre la teoria a un test pratico. Tra le installazioni più amate vi è stato il generatore di pettegolezzi, un PC che sulla base di pochi dati personali fabbricava e divulgava dicerie. Non da meno si è rivelato «l’agente al servizio del pettegolezzo», una piccola figura proiettata che si intratteneva con i visitatori.

La mostra è stata in seguito presentata al Museo della comunicazione di Berlino e a quello di Francoforte.